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Collana Editoriale Coacervo
Prima Edizione Novembre 2007
ISBN 978-88-95437-06-4
Prezzo: 8 Euro
CARAVAGGIO EDITORE
 
 

Elevazione morale e spirituale di luminare e guru, ma status di “scribacchino”.

Laddove conciliare questi due concetti sembra alquanto improbabile si fa avanti una voce, un libro, come brillante opera di coscienziosa denuncia ad una Realtà scombussolata ed ormai inumanamente dipendente da sentimenti che nulla più hanno in comune con quelli che dovrebbero essere invece i valori senza tempo.

Con la linearità di uno spirito vagabondo, ma non flaneur, e con una solida maturazione individuale, che definisce l’esistenza di barriere fisiche e mentali dell’uomo come unicamente autoimposte, colui che si autoproclama scribacchino affronta in questo suo libro i dilemmi di una modernità che paradossalmente si definisce tale, pur progredendo sempre accompagnata da pensieri ed immagini che, per quanto cupi e disturbati, non stupisce richiamino quelle mitologiche fiere dell’Ade o il Cerbero dantesco. Sì, perché la Bestia non vive solo nell’uomo che da sempre cerca di elevarsi a giudice supremo, a dio, ma di questi tempi si sviluppa con incredibile e virulenta forza, anche nei più semplici ed onorevoli gesti d’affetto di sempre, ormai succubi di una quotidianità che decanta la costruzione forzata del “noi” e del “voi” come unico ed indicibile mezzo per vivere con dignità.

Lo scribacchino si confronta proprio con la ricerca di questa dignità, non però nei connotati in cui siamo abituati a concepirla normalmente, poiché essa ci viene presentata in modo trasversale, allo stesso tempo protagonista e sfondo di quadri contestuali che ci sono molto vicini, che sono particolarmente attuali, fondamenta del nostro essere “uomini di successo”, quindi spaventosamente veri.

Lo scribacchino realizza una personalizzazione che sottilmente raggiunge tutti i campi dell'interesse moderno: amore, lavoro, famiglia, successo, ambiente, cultura, ecc., e la struttura su termini umani, e non solo, che costantemente interagiscono come flashback in storie che, seppur scollegate per filone contenutistico, sembrano ricongiungersi tutte sotto il tetto comune del rimpianto. Inoltre che la conclusione del segmento narrativo si protenda verso la speranza di cambiamento o meno, ogni aspetto sembra ricondurre a quell’immagine che lo scribacchino ci propone di se stesso nel capitolo finale: un uomo che scruta dalla propria finestra un mondo a cui sente di non appartenere, affibbiando alla finestra il significato tanto di evasione quanto di carcere del suo status da “emarginato”.

È proprio nel capitolo conclusivo che la narrazione perde infine la sua connotazione, facendosi più simile ad un appello. Quasi fosse un dannato, e richiamando sadicamente scenari utopici che stimolano il lettore alla costruzione di un’immagine dello scribacchino perdente in partenza, egli rafforza, per l’effetto del contrario, tutte le contraddizioni del contesto in cui si ritrova ormai a vivere.

Pur apparentemente attribuendo una negatività di fondo alla sua umiltà e alla sua modestia, momentaneamente inserendosi in quella Società che non li considera più sinonimi di valore o saggezza, lo scribacchino vince nell’intento di porre tutti i problemi in quell’ambito circolare dove tutto e niente è attribuibile ad un punto di partenza specifico.

L’uomo si crea da sé la mitologica fiera, l’ombra che lo segue dovunque, ed essa cresce e si sviluppa per aspetti circostanziali che dipendono sempre e solo dall’uomo. La scelta di cambiare è nostra; la scelta di ascoltare o condannare uno scribacchino povero, ma sincero, è sempre stata solo ed esclusivamente nostra.

 

 

 

segue con:

 

Un racconto scelto dalla raccolta:

LA MASSONERIA DI PLATONE

 

 
 

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